MONDO SOMMERSO
HOME
Il club
Skin divers project
Abbigliamento
Eventi
Stand
Rebreather
Links

LA SCUOLA
NAUI
SSI
TDI

UTILITA'
SMS
Tabelle
Meteo
Isole Tremiti

VARIE
Foto
Viaggi
Newsletter
FORUM
Immersioni

CONTATTI
Francesco
Marco
 
-- Immersioni -
Capo Palinuro

Fonte dati : Palinuro Sub

Cratere Difficoltà: Media Profondità max: -37 Luogo:
Il Cratere unisce diverse tipologie di immersione: parete, caverna e secca. Si scende lungo un muro verticale ricco di anfratti, per arrivare ad un arco di roccia a -37 metri. Ricci saetta Stylocidaris affinis dagli spessi aculei, granchi facchino Dromia perso­nata, briozoi ventaglio Hornera frondiculata sono alcuni degli organismi presenti. Percorso l'arco, ci troviamo all'interno del cratere e capiamo il perché di questo nome guardando verso l'alto. AI centro si notano grossi massi che un tempo erano il soffitto della grotta, ora collassata. Una rientranza sulla destra, ci da la possibilità di ammirare rigirandosi dopo alcuni metri, un singolare scorcio sul blu. Piccolissimi rami di corallo spicca­no sulla parete assieme a diverse specie di briozoi. Proseguendo il giro antiorario, si arri­va ad un secondo arco simile ed opposto al primo, che ci fa uscire dal cratere. Tenendo la sinistra raggiungiamo una zona ricca di uova di gattuccio (per la prima volta, nel 2000, mi è capitato di vedere in trasparenza ben due esemplari nello stesso uovo) e di grosse spugne incrostanti Anchinoe tenacior simili a macchie di pittura. Risalendo ci affacciamo ad un pianoro di posidonia Posidonia oceanica (-20 mt) che riserva notevoli sorprese agli amanti della fauna ittica. Se non fosse per due ali del cra­tere unite alla parete, saremmo sulla sommi­tà di una secca. Normalmente appaiono delle sagome in lontananza che nuotano lente, pro­ seguendo discretamente riusciamo a capire che si tratta di cernie alessandrine Epinephelus alexandrinus. Altro incontro possibile è con un notevole ma veramente notevole dentice che alcuni ritengono spon­sorizzato dalla Pro Loco, essendo una costan­te di quasi ogni immersione. Sorvoliamo il cratere per raggiungere il lato sud di Punta Quaglia e nei primi dieci metri curiosando qua e là, troviamo anemoni e attinie dei gene­ri Cereus e Aiptasia. Grossi sciami di salpe con i loro coreografici volteggi, creano un'immagine tropicale. Nei pressi vive un bell'esemplare di anemone dorato Condylactis aurantiaca e dalla roccia calcarea spuntano le spugne perforanti del genere Cliona, di colore giallo o rosso. Tratto da: ISSD - Grotte Marine d'Italia - Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 6 - Serie II Bologna 1994 - A cura di M.Alvisi, P.Colantoni, P.Forti
Grotta Azzurra Difficoltà: Media Profondità max: -33 Luogo: Punta della Quaglia
Ci sono immersioni ormai entrate nella leggenda, tra queste la Grotta Azzurra di Capo Palinuro che presenta motivi di interesse tali da poter essere definita unica. La vastità del salone cen­trale, la conformazione a tunnel, le pareti sovrabbondanti di fauna bentonica, la presenza di sorgenti idrotermali, speleotemi sommersi e un affascinante percorso subaereo tra colonne stalatto-stalagmitiche e colate alabastrine. A seconda di quale percorso si sceglie, l'immersione è adatta a tutti i livelli di preparazione. In ogni caso, indipendentemente dalla difficoltà dell'itinerario, è bene, come sempre, farsi guidare da esperti dei luoghi in grado di illustrare al meglio ed in sicurezza la magia della grotta. Una sola immersione non basta per rendersi conto della molteplicità di soggetti a carattere geo­logico, biologico e scenografico. Lunga 85 mt. e larga 90, la grotta Azzurra attraversa Punta della Quaglia partendo dall'ingresso principale (max. -20 mt.), sovrastato da un diaframma di roccia sommersa al di sopra del quale entrano le barche, fintanto che la volta prosegue sotto la superficie, per raggiungere il grande ingresso secondario (max. - 33mt) da cui filtra la luce che rende l'acqua turchese. Pinneggiamo per 25 mt. lasciando l'atrio per il ritorno, ci troviamo così sulla "soglia" dove il grande salone si apre e il fondo degrada verso la massima profondità. Di fronte a noi l'intensa luce azzurra e sopra, lo specchio acqueo interno che lascia trasparire le pareti subaeree. Dirigendoci a sinistra incontriamo le "colonne", che con i loro tre metri di altezza testimoniano come un tempo molto lontano a questo livello non c'era acqua, altrimenti non avrebbero potuto formarsi. Superato il "fitone", masso dalla forma particolare, arriviamo alla famosa Sala della Neve. Dal fango sgorgano le sorgenti di acque sul­furee (24°) che permettono il proliferare dei batteri dello zolfo sotto forma di un soffice tappeto bianco che riveste le pareti. L'acqua è tiepida, opalescente o bian­co latte per lo zolfo colloidale in sospensio­ne, il paesaggio irreale, siamo tra le nuvole. La visita è riservata ai veri esperti in quanto il fondo è fangoso, il buio totale e le bolle dell'autorespiratore fanno cadere, simili a fiocchi di neve, flocculi di solfobatteri. Fortunatamente il fenomeno è osservabile anche se non entriamo nella sala in quanto le acque calde, più leggere, riempiono la cupola e tracimano verso l'alto formando un inconfondibile ruscello bianco in cui il sub­acqueo può "toccare con mano" la differen­za di temperatura. Scostandoci di poco dalla parete, ben equilibrati a mezz'acqua, troviamo il punto chiave dove un emozionante colpo d'occhio generale, tra riflessi e controluce, ci fa capire la vastità dell'ambiente. Giungiamo così alla grande uscita secondaria con la "finestra" da cui possiamo ammirare una numerosa famiglia di saraghi pizzuti. Siamo ritornati alla soglia dove incontriamo gli esili e piumosi gigli di mare, dalla forma pentaraggiata e il colore rosso, giallo o variegato. Avevamo lasciato l'atrio per ultimo e il manometro ci dice se soffermarci ulteriormente in quest'area che merita da sola un'immersione. Nelle spaccature l'elegante corvina e sua maestà la cernia , nelle nicchie laterali miriadi di pesci rossi, i re di triglie. Onnipresenti i colorati molluschi nudibranchi tra cui la lumaca pellegrina, la viola flabellina, la vacchetta di mare e la planaria rosa, verme piatto simile ad una sottile lamina vivente. La volta appare di un arancio intenso per la massiccia colonizzazione degli astroidi, madreporari sciafili che prediligono lo scuro e vivono solo al di sotto di una certa latitudine. Essi lasciano il posto alle gialle margherite di mare man mano che ci avviciniamo all'uscita. Le dimensioni sono più grandi della norma (gigantismo), grazie alla conformazione a tunnel della grotta che facilita il ricambio d'acqua e un proporzionale apporto di nutrimento. Se tempi e consumi lo consentono raggiungiamo tre sorgenti sulfuree esterne. Prima di emergere, durante la sosta precauzionale, possiamo osservare dei grandi buchi circolari nella roccia. Sono le "marmitte dei giganti", scavate nel tempo, da ciottoli più o meno grandi spostati dal moto ondoso. Lato destro e sinistro, hanno caratteristiche differenti e richiedono due visite distinte per non trasformare il giro in una inutile e affannosa corsa. Tratto da: ISSD - Grotte Marine d'Italia - Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 6 - Serie II Bologna 1994 A cura di M.Alvisi, P.Colantoni, P.Forti
Grotta Cattedrale 1 Difficoltà: Media Profondità max: -25 Luogo:
Di solito inizio l'immersione con una disce­sa davanti all'ingresso della Grotta delle Catene (-25 mt), per dare uno sguardo e nulla più al cartello di pericolo che ho fissato alla roccia, in quanto nel corso degli anni c'è stato un depositarsi di limo che la rende estremamente pericolosa. Sulle pareti ci sono ancora i piccoli spezzoni delle catene messe ai tempi del Club Mediterranée come avvertimento. Da qui si pinneggia a mezz'acqua verso l'ingresso della Cattedrale. Inizialmente il fondo è in risalita e percorsi una quindicina di metri è d'obbligo rigirarsi per gustare l'immagine della cornice rocciosa che si staglia nel blu. L' immersione prosegue poi verso l'interno a profondità minime.Abbiamo la possibilità di emergere in quattro laghi interni, due piccoli e due grandi. Attraverso una bifora si entra nella "poche d'air", stanza dove si festeggia il Capodanno con spumante e nutella, potendo emergere fino alla vita. A gruppi di tre subacquei si visita una piccola cupola dalla parete frastagliata molto scenografica. Sul fondo si possono incontrare bellissime cipree vermi piatti e nudibranchi poco comuni. C'è da vedere una splendida finestrella con una colonnina centrale che si staglia sul blu dell'ingresso principale. Poi si esce dalla bifora e si volta a destra in fila indiana per raggiungere il punto più interno dove, in piccole nicchie, troviamo un brulicare di "moscerini" che sono in realtà gamberetti misidacei adulti. Nuova emersione per vedere piccoli drappi, colonnine e le eccentriche (elittiti), formazioni rocciose simili a rametti che crescono sfidando la gravità. La purezza del carbonato di calcio determina la colorazione chiara o scura delle concrezioni. Immersione fino a due metri per dirigerci verso l'uscita, non prima di emergere nel lago più grande, per gustare il magico azzurro dell'acqua illuminata dalla luce naturale. Sulle pareti gli aranciati astroidi la cui taglia è notevolmente inferiore rispetto a quelli che si trovano nella Grotta Azzurra. L'immersione si conclude sulle pareti esterne dopo circa 55' effettivi, anche se gli strumenti digitali indicano molto meno, non avendo segnato il tempo passato a quota zero nelle sacche subaeree e il manometro è ben lontano dalla pressione di riserva... Tratto da: ISSD - Grotte Marine d'Italia - Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 6 - Serie II Bologna 1994 - A cura di M.Alvisi, P.Colantoni, P.Forti
Grotta degli Occhi e Grotta del Sangue Difficoltà: Bassa Profondità max: -15 Luogo:
E’ difficile dimenticare questa immersione perché la sagoma dei due ingressi superiori paralleli, che danno il nome di Grotta degli Occhi, rimane impressa anche al subacqueo più distratto. La profondità massima è di 15 mt. dove entriamo nell'atrio parzialmente illuminato da due aperture superiori. Degni di nota eleganti briozoi ventaglio Hornera frondiculata e riflessi di luce. Di fronte, un ramo infangato, pericoloso e da evitare. Sul soffitto un foro permette il comodo passaggio di un subacqueo per volta dando accesso al piano superiore (-7 mt). Da questo punto si ha la migliore immagine degli occhi da cui la grotta prende luce. Si prosegue verso I'interno emergendo in due sacche subaeree che presentano un evidente collegamento con l'esterno e dove è quindi possibile scambiare due parole e vedere le singolari concrezioni coralloidi a forma di funghetto e cavolfiore. Sotto di noi una grossa stalagmite ed una nicchia laterale con stalattiti ed una mensola che rappresenta un antico livello marino. Si esce dall'occhio destro e, pinneggiando lungo la parete, si raggiunge l'ingresso della Grotta del Sangue (-7 mt), così chiamata per alcune concrezioni rosse incrostanti della parte emersa visitabile con un imbarcazione. Si tratta di una grotta marina dal tipico andamento rettilineo, con il fondo in risalita ed evidentissimi ripple marks. Essi sono il risultato dell'azione dinamica del moto ondoso che riesce a spingere più lontano solo le particelle più piccole. A conferma di ciò, l'accumulo di sabbia alla fine del percorso, -3 mt. Ben visibile è la sorgente di acqua sulfurea calda (24° C) con i bianchi filamenti di solfobatteri. Soprattutto in alta stagione stiamo attenti a non emergere perché le barche visitano continuamente la Grotta del Sangue. Da un lato parte la "variante", un tortuoso cunicolo riservato agli esperti, che porta ad un laghetto interno dove possiamo ammirare la stratificazione di antichi livelli di spiaggia. Prima di emergere, durante la tappa precauzionale, i buoni osservatori fanno conoscenza con la lumaca fogliolina Elysia timida. Tratto da: ISSD - Grotte Marine d'Italia - Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 6 - Serie II Bologna 1994 - A cura di M.Alvisi, P.Colantoni, P.Forti
Grotta dei Monaci e Tunnel dei Misidacei Difficoltà: Bassa Profondità max: -14 Luogo:
uesta immersione, che tocca la profondità massima di 14 metri, include un passaggio nell'atrio della Grotta Sulfurea per vedere l'imponente fiume di acqua bianca che scorre verso la superficie. È un'immagine unica e sorprendente essendo la più importante manifestazione di questo genere.Per i motivi esposti nella parte riguardante questa grotta, ci limitiamo all'atrio, ritenendo il resto pericoloso se percorso da subacquei senza preparazione speleosubacquea ed attrezzatura inadeguata. La grotta dei Monaci deve il suo nome alle stalagmiti presenti al fondo della zona subaerea. Sempre nella parte emersa sono visibili i fori dei litodomi. È una tipica grotta di genesi marina e il grosso masso all'ingresso (-7mt) si ritiene essere un pezzo della volta crollata.Al termine di un basso ramo laterale sgorga una sorgente di acqua dolce. Il Tunnel dei Misidacei è una stretta spaccatura che corre parallela alla costa per 16 metri, caratterizzata da un doppio ponte roccioso la cui vista è molto suggestiva con l'acqua limpida. Abbondante la presenza di crostacei misidacei che si presentano come nuvole di moscerini. Tratto da: ISSD - Grotte Marine d'Italia - Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia 6 - Serie II Bologna 1994 - A cura di M.Alvisi, P.Colantoni, P.Forti
Avanti > Ultimo >>
Record da 1 a 5 su 14
<- Lista località
Mondo Sommerso · Piazza Dante · 63023 · Fermo - AP · P.I.:90023470447